Nota Dell'Edizione Italiana

[Last updated: 14.12.2005]

Giovanni Ranieri (December 2005)


This is an image taken from Spanky and Our Gang, the TV series that provided David Mancuso with the image for his invitation card"Love Saves The Day", uscito in prima edizione nel 2003 per la Duke University Press, e' un libro secondo noi importante, giunto a colmare una lacuna evidente nella critica musicale e piu' in genere nella critica del costume. Infatti, sebbene non manchino i libri e le pubblicazioni sugli "anni della disco" -- quasi tutti elencati nell'ampia bibliografia, la più completa finora sul tema -- la maggior parte di essi puo' essere ricondotta al genere autobiografico e celebrativo quando non al pettegolezzo tout court . Al contrario, Tim Lawrence non ci fornisce solo il racconto di come nacque, si sviluppo' ed infine esplose il fenomeno musicale e sociale della "disco music", ma inserisce questa storia nel contesto della società americana di quegli anni, ne individua il potenziale rivoluzionario e indica le condizioni culturali e sociali in cui l'onda della disco crebbe, fino a diventare imponente, e sommergere il mercato musicale, trasformando per sempre le abitudini notturne di vasta parte del pianeta. Il decennio preso in considerazione -- 1970/1979 -- è quello senza dubbio cruciale per il fenomeno.

Si tratta di un saggio esauriente e approfondito, che costituì la tesi di dottorato dell'autore, un lavoro di ricerca e documentazione durato sei anni. Una ricerca che non tralascia nulla, esaminando i vari aspetti del fenomeno, le sale da ballo, i dj, le radio, le case discografiche, le stesse canzoni e che pero' riesce, per il ritmo frenetico della scrittura, a farsi leggere come un racconto, imprevedibile ed avvincente. Un saggio di critica musicale dunque, ma anche un saggio sociologico e storico di sorprendente tensione narrativa. Il ritmo quasi sincopato e i rapidi cambi di scenario sono frutto della struttura stessa del racconto, costituito dalle voci --  raccolte quasi "in presa diretta" e poi montate – dei vari personaggi che, in un modo o nell'altro, presero parte a quegli eventi. Questa tecnica di esposizione, che appartiene alla più moderna e brillante tradizione saggistica di area angloamericana, non e' pero' il suo unico pregio. La vera novita' di questo libro e' che il fenomeno disco e' finalmente visto e raccontato nelle sue implicazioni più' profonde, trattato cioè come movimento culturale, nato a New York in un certo periodo storico e frutto di una situazione sociale ben identificata. La presenza di istanze sociali ormai mature, pronte a manifestarsi e improcrastinabili, ha reso questo fenomeno inevitabile e, come viene spiegato, ne ha condizionato la nascita e la successiva evoluzione.

Queste istanze si possono sommariamente ricondurre in primis al tema dell'identità sessuale -- per la prima volta qui ripetutamente evidenziato nella sua interezza ed evidenza storica -- ma anche all'emergere sociale delle minoranze etniche e al loro ingresso nel mercato del consumo musicale. Viene evidenziata inoltre l'importanza delle nuove forme che assunse la rivolta contro i modelli culturali dominanti -- sulla lunga scia di quelle degli anni immediatamente precedenti -- oltre al rapido e radicale mutamento dei costumi legati al divertimento collettivo, notturno e non. Esempio di questi mutamenti furono la diffusione di stimolanti e droghe in fasce sempre più ampie di consumatori, con un mercato in crescita esponenziale, ma anche "ideologie", comportamenti e spazi diversi a seconda dell'uso, ed il mutato sistema di relazioni sessuali, che incluse comportamenti fino ad allora relegati in una colpevole marginalità. Il lettore non vi troverà, quindi, la pura e semplice elencazione di discografie, concerti, discoteche, personaggi e quant'altro attiene alla storia del fenomeno (che pure ci sono, con una completezza che fa di questo testo una vera e propria enciclopedia della disco), ma un racconto organico che rivela particolari curiosi e riserva sorprese. Ed ancora vi troverà la convincente disamina di un movimento che, pur essendo in origine una realta' esclusiva di New York, e' riuscito ad universalizzarsi cosi' velocemente da sollevare più di un interrogativo sulle sue origini e sulla sua portata.

Appare evidente che un lavoro di questo tipo, ispirato ad esigenze di analisi critica severe, con un ampio respiro e ambizioni dichiaratamente esaustive, fosse necessario per molte ragioni. Il crescere di una cultura dance negli anni settanta in America colse la critica, all'epoca,  completamente di sorpresa. Ciò ha fatto in modo che le analisi prodotte risentissero di numerosi pregiudizi -- musicali, ma non solo. Buona parte del fenomeno, inoltre, si espresse in un ambito underground e ci sono voluti anni perche' la storia di quel mondo venisse prima riconosciuta e poi adeguatamente apprezzata. Infine, a decenni di distanza, possiamo dire che era giunto il momento di farci i conti, essendo finalmente in grado di sperimentare quanto quella cultura abbia avuto influenze durevoli e radicate su almeno tre generazioni di giovani e meno giovani, influenze che si esprimono in forme costantemente mutevoli eppure sorprendentemente simili a quelle di quasi quarant'anni fa.

L'esistenza di una cultura dance "underground" era già nota e non solo agli addetti ai lavori. Anzi, a ben vedere, si puo' parlare per la prima volta di un vero e proprio underground musicale esattamente in occasione della scena dance anni settanta; eppure la sua portata in termini di influenze musicali e di comportamenti collettivi non era stata mai esaminata con la completezza di "Loves Saves the Day". Tantomeno i suoi rapporti con la "componente mainstream", cioè con quell'emergere della disco come fenomeno musicale di massa, e con la sua deriva commerciale.

Lawrence insiste molto nel sottolineare le differenze e illustrare il procedere parallelo, ma non sempre intrecciato, dei due scenari della dance, quello emerso -- delle discoteche di midtown Manhattan e della disco music che invade i mercati mondiali --   e quello carsico, sommerso -- dei party di downtown. Il boom sara' tutto del mainstream. Il tempo, come vedremo, sarà invece dalla parte dell'underground. In effetti l'evolversi del mondo delle discoteche di midtown e l'affermarsi della musica disco sono storia nota solo in parte, di cui il libro descrive, con ricchezza di particolari, i dieci anni fondamentali. Una storia recente che ci viene ricordata con un pizzico di ironia ma senza toni saccenti, derisione o, peggio, tardive nostalgie. In realtà la sua scelta cronologica sembra dettata proprio dal picco storico del fenomeno mainstream, scintillante e a tutti piu' o meno noto, ma la storia vera -- e le dichiarata simpatia dell'autore -- ruota attorno all'underground e, soprattutto, a David Mancuso.

Mancuso e' in un certo senso il protagonista del libro, protagonista defilato e a volte occulto, un po' come quell'underground di cui e' il principale rappresentante. La sua figura carismatica ed il suo percorso biografico servono all'autore per mettere in evidenza quello che possiamo considerare il nocciolo della questione, in parte ancora irrisolto: gli aspetti rivoluzionari della dance culture. Infatti, oltre alle novità più immediatamente evidenti -- per esempio la nuova dignità ed i nuovi spazi offerti ai soggetti piu' emarginati e ghettizzati dai circuiti dello spettacolo e del divertimento, ossia i neri, le donne ed i gay -- e' all'underground, e soprattutto a Mancuso, che dobbiamo le linee guida del nuovo movimento, i suoi temi più radicali e nuovi. Essi sono, prima di tutto, la centralità del ballo -- momento di espressione liberatorio e di partecipazione comunitaria -- poi la musica, guida a percorsi percettivi insoliti e strumento base della ritualità collettiva dei raduni, e infine le occasioni stesse di ritrovo, cioe' party autoconvocati e slegati da logiche di profitto o promozione, in luoghi atipici e scenografie volutamente ispirate ad una innocenza quasi mistica.

L'intuizione profonda di David Mancuso non fu tanto l'introduzione nel mondo dei party delle minoranze etniche o dei gay, che pure rappresento' un segnale di forte discontinuità con le abitudini precedenti e fu un processo che il mainstream in qualche modo fece proprio (banalizzandolo pero' e facendo, rispetto all'ambiente underground, passi indietro). La vera intuizione fu nel comprendere la potenzialità catartica e liberatoria del ballo e le sue possibilità di creare una nuova comunitarietà, rispondendo cosi' ad una esigenza profonda delle persone. Come dirà un "devoto", parlando del Loft, "Era religioso, era la nostra chiesa." In ciò la ritualità dei party di Mancuso trova un suo senso preciso, inequivocabile. La sua capacita' di afferrare questo significato, e' la sua vera scoperta, destinata a lasciare un'eredità nel tempo. "Quando il movimento diventa estatico, la danza accade. Quando il movimento e' cosi' totale che non vi e' più ego, allora la danza accade... La danza primitiva non era vera danza ma un mezzo per raggiungere l'estasi, dove il ballerino si perdeva, solo la danza rimaneva -- niente ego, nessuno che manipoli, il corpo che fluisce spontaneamente."  Questa descrizione della danza come meditazione ed esperienza estatica, che appartiene ad un mistico indiano, e' la sintesi di un'esperienza religiosa , ma potrebbe anche descrivere ciò che poteva provare il ballerino di un party del Loft, o il partecipante in un moderno rave. Certo, più raramente un'esperienza simile era possibile in ambienti come lo Studio 54 o nelle discoteche sorte a sua imitazione un po' in tutto il mondo. Luoghi appunto dove si andava e si va per farsi vedere, per bere dei drink, per rimorchiare, insomma per fare tutto tranne che per ballare in totale e sfrenata libertà. Il limite principale del fenomeno disco, al di la' della terribile deriva musicale in cui precipito' verso la fine degli anni settanta -- in una sorta di coattivo ripetersi dei propri cliché -- e' stata la cronica incapacità di comprendere le ragioni di fondo che presiedevano al proprio successo, condannandosi con ciò ad una fine rapida. Sono sopravvissuti, anzi hanno trovato una loro nuova vitalità, quel mondo e quella musica che affondavano le loro radici nell'underground e che erano più in grado di rispondere a esigenze profonde, in un certo senso senza tempo.

Nell'epilogo del volume Lawrence accenna appunto a questa evoluzione successiva. Avendone illustrate nel modo più completo le radici, il testo lascia il lettore alle soglie di quella trasformazione che dagli anni ottanta in poi ha dato origine ai fenomeni musicali piu' importanti di fine millennio. Ed e' proprio alla luce di quello che viene dopo -- e puo' spiegarsi solo con quelle premesse -- che si comprende l'interesse del libro per il lettore di casa nostra. Con ciò non desideriamo solo giustificare il senso di una traduzione italiana, e di una operazione editoriale, che non ne avrebbero in fondo bisogno e del resto il testo di Lawrence e' bello di per se' e quindi si giustifica da solo. Vogliamo invece sottolineare come "Love Saves the Day"  ci restituisca la storia delle origini della musica che amiamo e balliamo oggi .

L'arrivo in Italia della disco music coincide col suo massiccio espandersi in Europa. In Francia, ma soprattutto in Germania, il fenomeno delle discoteche esplode in tutta la sua dirompenza già in pieni anni settanta, e Lawrence ne da' peraltro conto (vedi ad es. il cap 9). L'Italia non fa eccezione, la disco prende piede rapidamente ed il contagio si diffonde in tutte le forme gia' viste negli Stati Uniti, dal vertiginoso aumento dei locali al proliferare di radio in formato solo--disco, fino alle più banali ricadute in termini di moda e abitudini notturne. All'affermarsi delle discoteche ed alla loro magnetica attrattiva per i giovani vennero allora attribuite le responsabilità più disparate, ovviamente tutte di segno negativo, come ben si addice ad un paese a forte impronta cattolica e paternalista. Agli anatemi di stampo ecclesiastico, in parte appunto scontati, che si indirizzavano alla loro promiscuità e ai loro supposti eccessi, si aggiunsero presto le accuse formulate dal mondo della politica. Il dito era puntato sulla responsabilità delle stesse nel più ampio e decisivo fenomeno del cosiddetto "riflusso", termine preoccupato con cui si definiva l'allontanamento dei giovani dall'impegno sociale e politico.

Che i giovani preferissero andare a ballare o stordirsi nelle discoteche piuttosto che continuare a frequentare le riunioni politiche o le manifestazioni di piazza poteva anche non essere facile da capire, data l'incapacità della politica di cogliere il senso di stanchezza e delusione che essa ormai cominciava ad ispirare dopo anni di fortissime tensioni sociali, culminate con la stagione degli anni di piombo. Meno naturale e meno scontata fu invece l'aperta ostilità di vasti settori della critica musicale nei confronti della disco music, a causa della quale si guardo' con diffidenza un po' a tutto, dalla pratica dei remix, alla nuova centralità di dj e produttori, perfino al formato dodici pollici. Certamente si trattava delle stesse difficoltà incontrate in America e che ci vengono raccontate da Lawrence, con l'aggravante pero' che in Italia non era mai nata una vera cultura dance che potesse fornire un supporto critico favorevole o almeno evidenziare le ragioni sociali di un fenomeno che apparve invece spiegabile solo come una sconfitta del "buon gusto" musicale, oltre che dell'impegno.

Va detto pero' che la disco ci metteva del suo, visto che, assente giustificato l'underground, in Italia c'era solo l'onda più stanca del mainstream a farla da padrone, con la sua musica sempre più ripetitiva e una moda che, anche a guardarla con benevolenza, oggi ci appare francamente ridicola. Mancando l'underground a fare da cerniera, la moda disco fini' con lo spaccare in due il mondo giovanile, diviso tra chi vi aderiva acriticamente, sorbendosi le tirate di Cerrone o i coretti di Boney M, e chi, poiché si considerava più impegnato o più preparato musicalmente, ne rifiutava con disprezzo ogni aspetto, dalla musica al modo di vestire. Avendo quindi preso atto dell'assenza di una vera "dance culture" in Italia e del modo tutto sommato passivo con cui vi si recepirono una certa musica ed una certa moda, appare più facile anche capire perché la stessa sia finita rapidamente nel dimenticatoio. A dire il vero, bisogna dare atto alla disco music di aver aperto al grande pubblico italiano le porte della musica nera, operazione che non era pienamente riuscita in precedenza al soul e al R&B, ma da cui anche queste, come altre tendenze della black music, trassero poi vantaggio. Una successiva attenzione, nelle radio e tra il popolo della notte, alla musica nera si puo' certamente annoverare tra le positive conseguenze della moda disco in Italia.

L'attuale situazione della scena dance in Italia ed in Europa, ricca di creatività e forte di realtà professionali tra le migliori del mondo, sembrerebbe essere figlia di un percorso solo recente se questo libro non le restituisse, sollevando il velo sulla scena underground newyorchese, le sue radici. Allo stesso modo anche tutta la recente storia dei fenomeni musicali e dei costumi giovanili viene investita da una nuova luce. Diventa possibile guardare al fenomeno dei rave, ad esempio, o alla musica acid--house o alla nascita delle etichette indipendenti di dance ed elettronica con la consapevolezza che anche questa storia viene da lontano, ha i suoi iniziatori, in un certo senso i suoi numi tutelari. A qualche lettore, troppo smaliziato, l'entusiasmo di Lawrence per Mancuso, in particolare, potrebbe  sembrare un po' ingenuo od eccessivo. Invece si comprende bene, se diamo allo stesso Mancuso non solo il suo posto nella storia della dance in America, finora addirittura quasi misconosciuto, ma anche quel riconoscimento e quella autorevolezza che gli viene dall'essere -- col più vasto movimento del "downtown underground" -- la sorgente ispiratrice di molte delle cose migliori ascoltate in questi ultimi anni. Per tutti quelli che queste musiche le fanno, o semplicemente le ballano ed ascoltano, prendere coscienza di queste radici non può che essere un bene e può fornire nuovi stimoli e nuove motivazioni.

Il libro esce, nell'edizione italiana, corredato da un CD che contiene alcune delle selezioni dei maggiori dj dell'epoca, da Levan a Mancuso, tratte dalle "selected discography" degli stessi, riportate nel testo. Questa iniziativa, che e' esclusiva per l'edizione italiana, rende immediata la percezione delle atmosfere del racconto, perché e' di quelle stesse canzoni che spesso si parla, e permette non solo di ricordare, magari con un pizzico di nostalgia, ma anche di documentarsi e, speriamo, trovare qualche bella sorpresa.